USA 2020, questione di brand activism con Nike

You Can’t Stop Our Voice

Nike invita gli americani ad andare alle urne e lo fa con uno spot lanciato a pochi giorni dall’Election Day.
Oggi, fatidica data che segnerà l’ascesa di Joe Biden come cinquantanovesimo presidente degli Stati Uniti d’America o la riconferma del repubblicano Donald J. Trump alla Casa Bianca, lo spot Nike si fa ancora più importante.

Il brand grida “You Can’t Stop Our Voice” e lo fa ricordando a tutti il proprio dovere di cittadini e l’importanza che ognuno ricopre nella società.

Nike e la responsabilità sociale del singolo

Lo spot si pone il difficile compito di svegliare la coscienza popolare, la forza del singolo, l’importanza di un voto che, unito a tanti altri, può fare la differenza e portare al cambiamento.

Non devi essere LeBron James, Naomi Osaka, Odell Beckham Jr. o Tim Anderson per avere voce in capitolo.  Per agire e fare la differenza non è necessario essere catalogato come una star mondiale.

 

Informazione e consapevolezza

Questo spot si inserisce in quello che per Nike è una mission più ampia: promuovere l’importanza del voto del singolo e facilitare i cittadini americani informandoli (in collaborazione con l’organizzazione no-profit When We All Vote) e rendendoli consapevoli delle loro scelte.
Proprio per questo il brand ha avviato inoltre una partnership con Time to Vote, un’organizzazione apartitica con lo scopo di incoraggiare al voto nei giorni precedenti alle elezioni.

Ma non finisce qui. Nike ha ottenuto il supporto tecnologico di Rock the Vote per creare una piattaforma web dove le persone possono registrarsi per votare, controllare lo stato della propria registrazione e trovare informazioni sul voto per ogni Stato.

La mission di Nike: dare voce a chi non ce l’ha

Nike ancora una volta si distingue per la sua spinta nel dare voce a chi non ce l’ha sottolineando l’importanza di fare appello alla propria responsabilità sociale, oggi più che mai minata da una pandemia capace di destabilizzare interi paesi.

Andare a votare in queste elezioni, sotto i riflettori della politica internazionale, per Nike significa dare un senso civico e morale alla propria vita. Ognuno è capace di apportare valore e, per quanto ci si possa sentire inadeguati o inascoltati, ogni singolo voto, come ogni persona, può cambiare il presente e il futuro.

You Can't Stop Our Voice. Nike.com
Nike, You Can’t Stop Our Voice. Nike.com

 

Brand Activism, quando schierarsi è un’opportunità (o un rischio di cui tener conto)

Che tu sia un piccolo, medio o grande brand, schierarsi socialmente e/o politicamente porta sempre ad inevitabili conseguenze. Lo sanno bene i programmatori di Nike e le numerose campagne degli ultimi anni come lo sa bene Patagonia quando ha lanciato la recente campagna “Vote the asshole out” contro i negazionisti del cambiamento climatico o infine, quando ha aderito alla campagna #StopHateForProfit per boicottare la pubblicità su Facebook, chiedendo alle piattaforme social più controllo verso incitazioni all’odio e disinformazione in riferimento a dei post politici controversi.

Ma non sempre il brand activism può essere percepito positivamente. Senza andare troppo lontano negli anni, salta alla mente il celebre spot del 2017 della Pepsi-Cola, dove si vede la top model e testimonial Kendall Jenner unirsi ad un corteo di protesta e risolvere lo scontro con le forze dell’ordine offrendo ad un poliziotto una lattina.
A causa della pioggia di critiche, legate alla banalità con cui veniva rappresentata una protesta sociale sminuendone il valore e la pregnanza ideologica, lo spot è stato ritirato.

Qual è il segreto del brand activism?

Non esiste una formula magica, ma sicuramente la consapevolezza e il creare valore sociale sono due ottime basi da cui partire. Non ci resta che aspettare i risultati dell’Election Day per vedere se, ancora una volta, il brand activism ha influito notevolmente sugli esiti socio-politici e sulla capacità delle persone di arrivare consapevoli e preparati ad un nuovo cambiamento donando la voce anche a chi non ce l’ha.

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