Gli updates di Google che strizzano l’occhio alla SEO

Il fatto che l’evoluzione digitale vada alla velocità della luce rispetto ai cambiamenti del passato è ormai sotto gli occhi di tutti. La domanda è: ci accorgiamo sempre di questi cambiamenti che accadono davanti al nostro naso, o meglio, al nostro schermo?

La tendenza dei nuovi big digitali è effettuare cambiamenti talmente migliorativi per l’esperienza dell’utente da renderla sempre più naturale e umana, cercando di non modificare le interfacce o le abitudini dell’user per non infastidire la sua navigazione.

Google è alla costante esplorazione di miglioramenti per l’esperienza di ricerca.

SEO Google
In Italia, per esempio, il 90% delle ricerche avviene via Google.

L’indicizzazione di questo motore di ricerca trova, valuta, mette in ordine, categorizza, e restituisce i contenuti del web dal 1998. Ovviamente Google non è l’unico motore di ricerca e allora: come mantiene questa posizione di leader nel mercato?

Nonostante le polemiche degli ultimi anni, l’aggiornamento costante dell’azienda, la facilità d’uso e la coerenza dei risultati garantiscono la fiducia dell’utente.

Come Google mantiene la sua leadership

L’obiettivo della creazione di Larry Page e Sergey Brin è avvicinarsi il più possibile al linguaggio umano, anche a causa dell’incremento delle tecnologie voice degli ultimi 10 anni.

Quindi ogni modifica e studio conducono a un’umanizzazione di Google su due fronti: la SERP (Search Engine Results Page) e l’algoritmo Google.

La SERP è la pagina dei risultati che negli ultimi 10 anni ha incluso moltissimi widget e funzionalità per rendere più completa e profonda la ricerca come:

  • “Le persone hanno chiesto anche…”;
  • Ricerche correlate;
  • Notizie principali relative a quella query;
  • Pannello di conoscenza;
  • Featured snippet;
  • I prodotti in vendita;

Google serp

L’algoritmo che organizza i contenuti

Oltre alla SERP, Google tende a lavorare molto sulla struttura madre dell’algoritmo che muove l’ordine dei risultati e dei contenuti che l’utente finale visualizza. Questi continuano a cambiare per restituire i risultati più coerenti alla domanda di ricerca e allo stesso tempo per valorizzare i contenuti meritevoli.

Ripercorriamo insieme le pietre miliari delle variazioni all’algoritmo Google che hanno inciso sulla SEO (Search Engine Optimization) e costretto ogni SEO specialist al mondo a studiare e aggiornarsi. Non tutte le variazioni hanno modificato di molto l’esperienza utente, ecco alcune tra le più rivoluzionarie:

1. Google Panda nel 2011

Con questo aggiornamento la qualità dei contenuti diveniva la principale keyword. L’algoritmo funzionava con un quality score, un punteggio di qualità, che gli spider di Google assegnavano alle pagine web come fattore di ranking. Gli obiettivi da colpire erano i contenuti di bassa qualità (duplicati o plagiati, lo spam, il keywords stuffing ecc.). Da questo momento i SEO iniziarono a pensare a nuove parole chiave che non fossero solo le principali, ma anche quelle più lunghe e dettagliate (long tail keywords).

Google Panda
Fonte: upstatesynergy.com

2. Google Penguin del 2012

Il pinguino lottava contro i link spam e lo scambio non naturale di link tra i siti web. Questo update ha dato un forte scossone a circa il 3% dei contenuti mondiali che pagavano per essere linkati e non venivano citati per la loro qualità in modo naturale.

googlepenguin-smarTalks
Fonte: seotuners.com

3. Google Hummingbird del 2013

Qui l’algoritmo si avvicina molto agli obiettivi odierni: interpretare le query di ricerca al meglio, per rispondere ai search intent, cercando di comprendere il senso della frase “googlata” e non soltanto leggere i singoli pezzi che la compongono. Si basa sul linguaggio naturale per far sì che una pagina web possa posizionarsi anche con dei sinonimi delle parole cercate e non per forza con quelle esatte keywords: questo per ogni SEO significa ripensare le strategie di keyword research.

Google Hummingbird
Fonte: dotcominfoway.com

Gli altri updates

In parallelo nel 2015, Google ha confermato la sua attenzione per la ricerca da mobile con il Mobile First Index classificando i siti web in base alla facilità e velocità d’uso da mobile.

Nello stesso anno debutta RankBrain, un sistema di apprendimento automatico, incluso nel più grande Hummingbird, che serve per comprendere il significato delle query e quindi per migliorare la corrispondenza (terzo fattore più importante di ranking). Questo update è considerato il responsabile della personalizzazione dei risultati di ricerca di un utente perché non prende in considerazione solo la query inserita nella barra di ricerca, ma anche, ad esempio, la cronologia personale e la localizzazione.

Algoritmo E-A-T del 2018

Questo aggiornamento ha colpito quasi esclusivamente i siti di influenza su temi che alterano la vita delle persone (salute, istruzione, legge, finanza). Come? Attraverso l’implementazione di segnali EAT (competenza, autorevolezza, affidabilità). Questo comporta che per un qualsiasi ente è importante circoscrivere le proprie competenze e fornire le informazioni giuste al pubblico giusto al fine di dimostrare esperienza e ottenere fiducia dagli spider Google, ma soprattutto dalle persone.

Google BERT del 2019

Bert è l’ultima frontiera per la comprensione del linguaggio umano a cui Google è giunto. Ingloba il lavoro fatto con Panda, Hummingbird e RankBrain, allontanando il motore di ricerca dalla mera analisi delle keywords e spostandolo verso una comprensione più olistica delle query. Il tutto premiando i copy efficaci e non ingannevoli dei creatori di contenuti.

Googlebert
Fonte: intersoft.mo.it

La novità del momento: Page experience basato sui Core Web Vitals

Questo nuovo aggiornamento è un approccio che tende la mano alla User Experience, senza mai perdere di vista l’importanza del contenuto. Tutti i parametri legati all’esperienza utente all’interno del sito web diventeranno uno tra i fattori di ranking principali già da maggio 2021.

Quali sono i parametri che rientrano nella UX?

  • tempi di caricamento (Largest Contentful Paint – LCP);
  • design delle pagine e stabilità visuale (Cumulative Layout Shift – CLS);
  • tempi di risposta agli input dell’utente (First input delay – FID);
  • ottimizzazione per i dispositivi mobile;
  • sicurezza HTTPS;
  • annunci invasivi (su cui Google ha scritto linee guida da seguire).

I primi tre parametri elencati sopra danno un punteggio numerico ai siti web. Questo punteggio sarà sempre disponibile e consultabile attraverso un’estensione ad hoc.

Dal lato utente quello che il motore di ricerca vuole implementare è l’introduzione di indicatori visivi per comunicare agli utenti quali siti offrono un’esperienza di navigazione migliore.

Strategie SEO

La tendenza è andare verso una versione olistica della ricerca che comprende la voce naturale, la parte visiva di user experience e, a breve, anche la realtà aumentata.

Chissà dove Google mira ad arrivare, ad oggi alcune cose che un buon SEO strategist deve tenere a mente sono:

  • Fare SEO audit del proprio sito a cadenza abituale per individuare per tempo le criticità;
  • I tempi di risposta agli input degli utenti (vengono calcolati da Google attraverso il First Input Delay);
  • Rivedere caroselli, problemi di caricamento dei caratteri o banner (Cumulative Layout Shift);
  • Utilizzare CMS headless e pagine AMP mobile per rendere il proprio sito facilmente fruibile da dispositivi mobile.

Last but not least: rimanere aggiornati

I continui update di Google fanno di questo gigante quello che è oggi, la stessa cosa vale per qualsiasi esperto in comunicazionesoprattutto SEO copywriter. Le novità e gli aggiornamenti dovranno essere le parole chiave preferite dagli utenti.

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