Sound branding: il valore del suono per i brand

Quante volte capita di riuscire letteralmente a sentire un’immagine? Il suono è diventato un elemento essenziale nella costruzione della brand identity per le aziende.

Netflix suono iniziale
Guardando questa immagine, sembra quasi di “sentirla”. Fonte: Pinterest

Sono tanti gli esempi di sound logos che potremmo citare, tra questi uno dei più datati è quello di Intel, creato da un musicista nel 1980, che ha permesso al brand di passare da semplice produttore di componenti elettroniche a una marca con un’identità riconoscibile.

Un altro sound logo riconosciuto dal 93% delle persone a livello mondiale è quello di Mc Donald’s, il suo celebre motivo musicale ha infatti contribuito ad incrementare il suo status di Lovemark.

Audi invece è tra le prime aziende ad aver investito nello studio approfondito del sound e della sua coerenza con l’identità del marchio.

Che cos’è il sound branding

Il sound branding è uno strumento di comunicazione a tutti gli effetti in cui si usano i suoni in modo strategico per completare la brand identity di un’azienda. Nonostante esista da sempre, è da poco diventato un argomento di studio rilevante per i comunicatori.

Quali sono le cause di questa nuova tendenza?

  • L’incremento delle tecnologie voice (30% in più nel 2020 secondo uno studio di Gartner) e l’importanza dell’audio;
  • L’overload di messaggi pubblicitari visivi che passano ormai inosservati;
  • La nascita dell’holistic marketing, cioè l’uso di tutti e 5 i sensi nell’esperienza del consumatore;
  • La conferma da parte del neuromarketing che il sonoro aumenta l’impatto dell’esperienza e la memorabilità del brand;
  • Il suono risulta essere un linguaggio più internazionale e facile da comprendere anche per persone che provengono da paesi diversi.

Microfono Suono

I suoni diventano trigger emotivi che catalizzano l’attenzione, valorizzano la brand identity ed evocano sentimenti e associazioni di vario genere. Secondo una ricerca svolta dal team VISA, l’aggiunta di un suono aumenta dell’81% anche la sicurezza durante la transazione e offre una shopping experience migliore.

La nascita del sound design

Dopo la rivoluzione industriale del 1700, si inizia a parlare per la prima volta dei rumori del mondo. Nel ‘900 il futurista Luigi Russolo scrive “L’Arte dei rumori” e crea un dispositivo che li riproduce chiamato Intonarumori.

Intonarumori Russolo
Fonte: Gettyimages

Nel 1948, Schaeffer abbatte la distinzione tra suono e rumore, definendoli entrambi importanti e utili. Oggi la nostra è una cultura ibrida, in cui il suono comprende sia quello a componente rumorosa che armonica, oltre a quello ambientale, acustico o elettronico. Questa cultura può essere definita audiovisiva, poiché suono e immagine sono strettamente connessi.

Come si integra nella corporate communication

Sia la musica che il suono (sound trademark) possono contribuire a veicolare il messaggio del brand e ampliarne l’esperienza.

Le principali tipologie di strumenti del sound design sono:

  • Brand music: attraverso una partnership con un’artista musicale. È la forma più antiquata, un esempio sono i jingles che accompagnano la presentazione del brand, ma che non ne fanno attivamente parte;
  • Brand voice: vengono usati diversi tipi di voce, per esempio Garnier usa il sussurro di una ragazza;
  • Sound trademark (5/7 secondi) o icona sonore (1/2 secondi): cioè i loghi audio, brevi e identificativi;
  • Product sound: il suono stesso del prodotto (accensione, click);
  • Soundscape: il paesaggio sonoro per gli ambienti commerciali.

Il metodo Audi

Grazie al caso Audi sono nate delle linee guida per progettare l’identità acustica di un’azienda. Gli step da seguire sono:

  1. Tonality: fare un elenco delle caratteristiche dell’azienda o del prodotto con almeno 3 aggettivi;
  2. Guidelines: capire quali figure sonore rappresentano meglio gli aggettivi, studiandone l’altezza, il timbro e la durata;
  3. Costruire una libreria sonora con lo strumento musicale scelto, il suono ambientale e/o i suoni del prodotto e, nel caso servisse, anche la brand voice;
  4. Montaggio audio dal quale dovrebbero risultare: logo breve di 5-7”, logo lungo 14-20”, On hold (risponderia automatica) di 60”.

Il risultato finale dovrebbe essere una somma dei materiali del terzo punto.

La visual communication verrà sostituita da quella audio?

Marco Frisina di Idem Key dichiara:

“Ne sono convinto. L’esperienza d’acquisto sarà uno dei punti dove il Sound Branding avrà un ruolo sempre più fondamentale. In un’ottica omnichannel in cui sarà imprescindibile mantenere coerenza nei molteplici punti di contatto, i suoni e la musica potranno essere un valore aggiunto per la marca dal punto di vendita fisico con musica di sottofondo e digital signage, agli store digitali con sound logo ed elementi sonori, al voice shopping con una vera e propria brand voice, fino ai suoni a 360 gradi delle tecnologie immersive.” 

Non si può ancora dire se l’audio sostituirà del tutto il visual, ancora preponderante, ma con ogni probabilità darà ai brand la possibilità di differenziarsi. L’influenza dei suoni nella quotidianità è sotto gli occhi di tutti, basti pensare a come, in base al nostro umore, viene scelta una canzone piuttosto che un’altra, una determinata musica per rilassarci o per concentrarci.

A questo punto perché non usarli anche come leva di marketing per generare sensazioni affini a quelle che il nostro brand cerca di comunicare? Senza dubbio i brand si faranno sentire sempre di più.

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