Lo slow food tra globalizzazione e territorialità alimentare

Il secolo in cui viviamo è caratterizzato da una globalizzazione sempre più consistente, generata da una crescita delle relazioni sociali, commerciali e culturali nel mondo.

Fino a poco fa, ciò che distingueva un Paese dall’altro era il cibo, la cucina locale e le tradizioni culinarie. Tuttavia, oggi la globalizzazione è arrivata fino alle nostre tavole, rendendo sempre più simili i gusti e le abitudini alimentari di ognuno di noi.

Non è difficile infatti immaginare di provare cibo messicano, thailandese, cinese o spagnolo nel nostro Paese, magari direttamente dal nostro divano grazie alle numerose piattaforme di delivery.

globalizzazione alimentare
Fonte: Dolce Vita magazine

Ma non solo, la globalizzazione è anche nella nostra spesa o nelle abitudini di consumo, a partire dalla frutta esotica che consumiamo, fino al pesce o al semplice pomodoro da importazione.

Questo fenomeno, se da un lato ci apre alla diversità e alla varietà anche dal punto di vista alimentare, dall’altro ci pone di fronte ad un problema importante, ovvero quello dell’identità alimentare e della tutela dei produttori locali.

L’ostacolo della Food Neophobia

In psicologia alimentare, la Food Neophobia viene definita come la paura di provare nuovi alimenti, percepiti come diversi, che attiva le nostre preoccupazioni e le reazioni negative verso il nuovo ed è collegata a tutti quegli alimenti che consideriamo non familiari.

Tale fenomeno si contrappone a quello della globalizzazione, in cui c’è un’apertura verso il diverso e ci si trova di fronte ad un’omologazione dei gusti e degli stili alimentari.

L’eccessiva globalizzazione ha infatti avuto, in alcuni casi, un effetto contrario, portando ad evitare i nuovi alimenti e le nuove tendenze, facendo un passo indietro verso la territorialità, rifiutando le produzioni di massa e rivalutando i prodotti tipici locali.

Il fenomeno dello Slow Food

Come controparte alla globalizzazione alimentare intesa come omologazione del cibo, sono nati negli anni numerosi movimenti e organizzazioni, tra cui Slow Food.

Slow Food è una grande associazione nata in Italia, a Bra, nel 1986. Il concetto di “slow food” si contrappone fortemente al modello del “fast-food”, diffuso in tutto il mondo ed alimentato da abitudini di vita sempre più frenetiche e veloci, in un mondo in cui il tempo per preparare un pasto a casa si è ridotto notevolmente.

Slow Food
Il logo di Slow Food è una lumaca, l’opposto del concetto di velocità. Fonte: Slow Food

Carlo Petrini, fondatore del movimento internazionale afferma:

“Il dogma della velocità impedisce di ragionare, assaggiare, comprare, scegliere? Meglio allora partire da un rallentamento […]. Meglio prendere più tempo per fare la spesa, cucinare, meglio anche “perdere” tempo. Tempo “perso” che non è gettato nella spazzatura […], ma tempo per pensare, per “perdersi” in ragionamenti che non seguono linee utilitaristiche”.

L’obiettivo di Slow Food in tutto il mondo è quindi quello di valorizzare le produzioni locali, la cultura gastronomica, nel rispetto di chi produce e dell’ambiente.

Tra i numerosi progetti, eventi e campagne che l’organizzazione porta avanti, il più importante è sicuramente il Presidio Slow Food. Tale progetto si propone di salvaguardare la biodiversità alimentare, cercando e proteggendo i prodotti che rischiano l’estinzione.

Nel mondo sono presenti circa 617 Presìdi – l’Italia, ad esempio, ne conta più di 300.

Eataly: tra tradizione e internazionalizzazione

Parlando di tradizione, cultura gastronomica e prodotti locali, l’Italia è certamente la patria di tali valori, riconosciuti in tutto il mondo.

Eataly, fondato da Oscar Farinetti, è uno dei format che meglio esprime questo concetto e che ha saputo esportare nel mondo la tradizione culinaria italiana.

Eataly punto vendita
Eataly in Svezia | Fonte: umbriaecultura.it

Il cuore del progetto è la vendita di prodotti di cui vengono raccontate le storie, i sapori, la produzione e la provenienza in un processo che si può definire esperienziale. Ma non solo: all’interno degli spazi Eataly ci sono ristoranti, si organizzano corsi di cucina ed eventi.

Il concept nasce proprio da quei valori definiti in precedenza: amore per il cibo, per la qualità, le tradizioni e i luoghi in cui questi nascono, uniti però ad un concetto di internazionalizzazione.

Tuttavia, la grandezza del progetto sta nell’obiettivo: il cibo, quello italiano, visto non solo come prodotto, ma come legame tra le persone, occasione per imparare, veicolo di cultura e che viene comunicato e reso accessibile a tutti, tramite una distribuzione che rispetti tali pilastri.

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