La salute mentale come priorità sul luogo di lavoro

Di salute mentale sembra che adesso ne parlino tutti. A tutti gli effetti non si può negare che sia sempre di più tenuta in considerazione, ma allo stesso tempo rimane un tabù, soprattutto sul luogo di lavoro. Eppure dei dipendenti sani mentalmente garantiscono dei benefici non trascurabili per le aziende, come il risparmio economico e un migliore percezione delle imprese dall’esterno, dunque dell’impresa come brand. Dunque come si può dare maggiore attenzione alla salute mentale dei propri dipendenti?

Perché è aumentata l’attenzione verso la salute mentale?

Come si è detto, ultimamente si parla sempre più di salute mentale, di quanto sia importante e come questa debba essere una priorità. Certo, ancora il tema non è centrale nelle nostre vite, ma non si può negare che sta sempre più prendendo piede. Dunque, anzitutto è fondamentale capire perché i problemi mentali stanno subendo questo sdoganamento, anche se parziale.

 

salute mentale 1
Fonte: BreezyScroll

Parziale perché, in realtà, questo interessa principalmente i giovanissimi. Infatti, si parla di salute mentale soprattutto sui social e se ne fanno paladine e paladini principalmente gli influencer più seguiti dai Millennials e la Generazione Z. Gli stessi servizi sono sempre più rivolti ai queste generazioni, come Unobravo.

unobravo
Fonte: unobravo

Il servizio è pensato per i giovani e rende il loro avvicinamento alla psicologia più facile e intuitivo, non soltanto offrendo una serie di specialisti online, ma anche realizzando delle campagne sfrontate e senza filtri.

Dunque, è proprio tra le ultime generazioni che sta nascendo una maggiore sensibilizzazione verso un benessere non solo fisico, anche se ciò non sempre corrisponde a una maggiore accessibilità dei vari servizi. La causa non è solo una società che cambia, ma anche una società in cui i problemi legati ai disturbi mentali, che siano anche semplicemente il burnout o l’ansia eccessiva, sono maggiori per i crescenti carichi di lavoro o per gli stessi social, oltre che più facili da diagnosticare.

Burnout
Fonte: Mashable Italia

Inoltre, un forte acceleratore è stata la pandemia, che ha evidenziato, aumentato e peggiorato i problemi di salute mentale, portandoli sotto i riflettori.

Perché la salute mentale dei dipendenti deve essere una priorità

Secondo l’OMS, per salute mentale si intende:

uno stato di benessere in cui l’individuo realizza le proprie capacità, riesce a far fronte alle normali tensioni della vita, sa lavorare in modo produttivo e fruttuoso ed è in grado di dare un contributo alla comunità in cui vive.

Proprio così: il lavoratore sano mentalmente sa lavorare “in modo produttivo e fruttuoso”. Questo è uno dei motivi per il quale i datori o le datrici di lavoro dovrebbero tener ben presente la salute mentale dei propri dipendenti. A problemi come la depressione, infatti, corrisponde sempre un grave calo di produttività. Dunque, un lavoratore infelice, costa in media molto di più del suo contrario. Lo dimostra la stessa guida europea del 2014 per la promozione della salute mentale sul luogo di lavoro. Solo nel 2007 i costi dovuti all’assenteismo o a patologie mentali sono ammontati per le aziende a 136 miliardi di euro.

scarsa produttività
Fonte: La Città Futura

Ovviamente sono da considerare anche i motivi etici, per esempio gli effetti dei problemi mentali si ripercuotono sui rapporti sociali e sulla famiglia del dipendente.

Inoltre, un dipendente sano mentalmente è un’ottima risorsa per migliorare l’immagine dell’azienda, insomma per migliorare l’azienda come brand. A tutti gli effetti l’indagine condotta da LinkedIn di quest’anno rivela che i lavoratori assistiti psicologicamente non solo sono più felici (x 3.2), ma raccomandano maggiormente lo specifico posto di lavoro (x 3.7), determinando il successo dell’azienda.

Alcuni consigli per migliorare e promuovere la salute mentale sul posto di lavoro

Nonostante sia così importante questo aspetto nella vita professionale di una persona, molte aziende lo tralasciano. Spesso si pensa che una maggiore attenzione alla salute mentale dei dipendenti comporti anche grandi sacrifici e spese, ma non sempre è così. Si può iniziare da piccoli passi per ottenere grandi risultati, a partire dal prestare più attenzione ai ritmi di lavoro.

Un piccolo consiglio è quello di offrire ai propri dipendenti più pause dilazionate nell’arco della giornata, anziché un unica grande pausa. Da molti anni le neuroscienze hanno provato che la soglia di attenzione di una persona è bassissima, anche di soli 25 minuti; rispettare queste tempistiche vuol dire mantenere un livello costante di produttività.

tecnica pomodoro
La tecnica del pomodoro prevede delle sessioni di lavoro di 25 minuti, scandagliate da 3 pause di 5 minuti e una pausa più lunga al termine di 4 sessioni.
Fonte: Visibilità

Lavorare a lungo e senza sosta è deleterio sia perché il carico di lavoro risulta sempre più difficile da sostenere, sia perché la produttività viene meno, aumentando invece il carico di stress e insoddisfazione. In cosa si traduce? In un semplice burnout, dunque dei giorni di assenteismo e una spesa maggiore dell’azienda, oltre che un grave danno di immagine.

Per quanto riguarda la riduzione del tempo lavorativo, la stessa inchiesta condotta da LinkedIn propone una settimana lavorativa di quattro giorni, citando l’esperiezienza di Desigual, che l’ha attuata con ottimi risultati. Anche ciò ha i suoi benefici, come la possibilità del dipendente di recuperare al meglio, tornando a lavoro performante. Non è poi da sottovalutare il loro tempo con la propria famiglia che sarebbe maggiore, apportando così anche dei miglioramenti nel privato. D’altronde più un lavoratore è felice più sarà contento e motivato, diventando la migliore versione di se stesso.

settimana lavorativa 4 giorni
Fonte: Frezza

Anche il rapporto con il proprio manager è fondamentale. Questo deve essere un leader empatico, una persona che il dipendente stima e con cui si sente in grado di confidarsi. Il legame che si crea tra un manager di questo tipo e il suo dipendente è del tutto diverso da quello a cui siamo abituati. Il rapporto è familiare, caratterizzato dal rispetto reciproco, il lavoratore si sente a proprio agio nel luogo di lavoro, esprimendosi con più facilità.

leader empatico
Fonte: Manageritalia

Ovviamente è fondamentale anche offrire al proprio staff maggiori e migliori servizi per la salute mentale, che siano di facile accesso e per tutti. Come si è detto, nonostante se ne parli sempre di più, i servizi sono accessibili a pochi. Dunque, è prioritario che in ogni azienda siano presenti psicologi, sportelli e altri servizi gratuiti e professionali.

Inoltre, è necessario promuovere un ambiente positivo. Sempre citando l’inchiesta di LinkedIn, i colleghi devono essere dei “mental health allies”. Insomma, ognuno deve sentirsi supportato dai propri pari con i quali dovrebbe ritenersi libero di confidarsi in ogni momento. Come fare? Anzitutto normalizzando i disturbi mentali con dei corsi che informino ogni componente dell’azienda, in secondo luogo cercando di creare un ambiente che sia competitivo, ma sano. Ognuno deve sentirsi allo stesso livello degli altri come essere umano.

mental health allies
Fonte: VIB

Qualche caso studio

Un ottimo esempio è proprio un programma lanciato a Settembre 2020 dalla stessa LinkedIn per i propri dipendenti, ovvero LiftUp! 

Il programma consiste in un always-on resource hub messo a disposizione per i dipendenti dell’impresa. L’hub è stato il responsabile di moltissime iniziative pensate per i lavoratori volte a promuovere la salute mentale sul luogo di lavoro. Le iniziative quasi si configuravano come un gioco, in quanto erano presenti anche dei premi come più tempo libero.

I vari eventi puntavano sia all’informazione e alla formazione dei dipendenti sia ad eventi più pratici che avevano come obiettivo quello di creare un ambiente lavorativo sano, come il “No meeting days”. Tutte queste iniziative sono state inoltre create per essere il più inclusive possibile.

liftup!
Fonte: inchiesta di LinkedIn

Anche Unilever in questo caso è un esempio virtuoso, arrivando a vincere anche il “Bupa Wellbeing Award 2015”  grazie al programma Time to change. Questo aveva l’intento di andare a colpire la discriminazione riguardo il tema e promuovere la formazione dei lavoratori rispetto la salute mentale.

Il successo è stato tale che il gigante ha invitato le altre aziende a fare lo stesso con una serie di eventi non solo informativi, ma anche concreti come il “World mental health day” o come la messa a disposizione di alcuni professionisti per l’assistenza del personale.

Vi basti sapere che hanno già aderito ben 826 aziende, pronte a far diventare la salute mentale parte integrante dell’ufficio.

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