Facebook è pronto a sfidare ClubHouse

Mark Zuckerberg da sempre nutre un inguaribile spirito competitivo.

Dopo aver lanciato i Reels per controbattere ai video sempre più popolari di TikTok e aver avviato le cosiddette Rooms su Facebook seguendo la scia di Zoom, capace di catalizzare milioni di utenti in tutto il mondo durante il lockdown, il numero uno di Menlo Park è pronto a sfidare il social network del momento: Clubhouse.

Zuckerberg al Facebook Communities Summit
CEO Mark Zuckerberg al Facebook Communities Summit 2019 – Credits: Facebook.com

Zuckerberg conosce il potenziale di Clubhouse

Notizia che arriva da alcune fonti del colosso tech e riportate dal New York Times, che ha rivelato come da tempo il fondatore di Facebook sia intenzionato ad investire in nuove modalità di comunicazione dove ad essere protagonista è la voce.

Non è quindi strana la “chiamata alle armi” degli ingegneri e del team di sperimentazione che stanno studiando come competere con quella che sembra una vera e propria rivoluzione dei social media.

Facebook, una storia fatta di emulazione

Mark sa cosa significhi dover rimanere al passo coi tempi. Se nel 2014 ha acquisito WhatsApp per 19 miliardi di azioni aumentandone, grazie al bacino di utenza di Facebook, gli iscritti, e nel 2016 ha puntato a riproporre (in chiave diversa) le funzionalità di Snapchat attraverso le Instagram Stories, non è una sorpresa il fatto che abbia deciso di addentrarsi in quello da considerare a tutti gli effetti un nuovo trend della comunicazione digitale.

Una storia che si ripropone e che vede nel migliorare ciò che è già stato fatto una mossa, ad oggi, considerata vincente.

Mark Zuckerberg Facebook
Mark Zuckerberg chairman and CEO of Facebook – Credits: Facebook.com

La sfida del social blu

I fondatori di Clubhouse Paul Davison e Rohan Seth hanno fatto incetta di investimenti e in poco più di due settimane la notorietà del social network è aumentata, grazie all’ingresso nelle famose “stanze” di personaggi di dominio pubblico come il visionario Elon Musk, patron di Tesla Motors e SpaceX, e lo stesso Zuckerberg, che ha deciso di iscriversi alla nuova piattaforma.

Una mossa per studiarne appieno le possibilità di miglioramento? Può essere. Quel che è certo è che, vista la risonanza mediatica di un’applicazione così innovativa per il numero uno di Facebook, vederci chiaro è più che necessario.

Senza dimenticare i “guai” che il colosso di Menlo Park sta passando in Australia, dopo il regolamento con cui le piattaforme sono state obbligate a pagare gli editori. Grazie a questo provvedimento, se non retribuite, le notizie dei siti australiani non possono essere più condivise. Diatriba risolta grazie ad un accordo tra il governo e lo stesso Facebook.

Clubhouse Facebook
(Photo by Thomas Trutschel/Photothek via Getty Images)

Creare un’alternativa a Clubhouse, tra rischi e opportunità

Si sa, quando Mark Zuckerberg decide di investire in qualcosa è pronto a farlo con decisione e con cifre pazzesche. Da una parte l’idea di proporre un’alternativa a Clubhouse può essere letta come una mossa per riposizionarsi in un mercato dove gli organi di vigilanza sembrano sempre più ostacolarne i processi economici e gli investimenti.

La suggestione di ripartire con un modello di business nuovo può essere un modo per rilanciare la propria reputazione e tastare un terreno ancora vergine, o meglio modalità e schemi non ancora ampiamente intrapresi.

Sotto un altro punto di vista, invece, vista la crescita esponenziale di Clubhouse in così poco tempo, il rischio è di arrivare in ritardo e di perdere un’impronta di originalità per distinguersi dal competitor.

Quello che però bisogna considerare è la chiara capacità di investimento che il fondatore di Facebook possiede e che, ancora una volta, potrebbe permettergli di fare un balzo notevole, consentendogli di attuare molte migliorie rispetto ad una startup che risulta ancora grezza.

+2
Condividi l'articolo
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su telegram
Condividi su whatsapp
Comunicazione

La psicologia dei colori nella pubblicità

La psicologia e le neuroscienze confermano ormai che i colori, se usati sapientemente, possono diventare un importantissimo strumento di marketing e comunicazione soprattutto in ambito

Leggi »