Apple lancia l’App Tracking Transparency innescando un dibattito tra tutela e strategia

Si chiama ATT (App Tracking Transparency) il nuovo passo di Apple nel campo della Privacy. Un passo che nella sua semplicità fa tremare il suolo del mondo tech, spiazzando e scomodando anche le attenzioni di colossi come Facebook, per il quale l’aggiornamento iOS 14.5 potrebbe significare una perdita di circa il 50% dell’Audience Network.

Apple e l'App Tracking Transparency
Fonte: Mobileworld.it

Cos’è l’App Tracking Transparency

La ATT è la richiesta di autorizzazione da parte di ogni app scaricata di tracciare i dati degli utenti e trasmetterli ad enti terzi per permettere la profilazione e la conseguente erogazione di pubblicità personalizzata.

Nel caso di negato consenso, viene bloccato immediatamente l’accesso all’IDFA, ovvero l’Identiter For Advertisers, un codice con cui si identifica ogni dispositivo e che ne consente il tracciamento. Con questa manovra, Apple non solo si pone come apripista di un trend che viaggia a vele spiegate verso una maggior trasparenza e tutela dei dati personali, ma ne detta i ritmi di progressione, lasciando appeso ad un filo sempre più sottile un modello di business da 227 miliardi di euro.

App Tracking Transparency
Fonte: the8-bit.com

Trasparenza e semplicità al centro

Una spiegazione semplice in sottofondo e un design minimal sono i cardini attorno al quale prende vita il video per introdurre al proprio pubblico l’App Tracking Transparency. Apple non lascia niente al caso e fa scuola di coerenza, ponendo la trasparenza come origine ed obbiettivo della propria iniziativa.

Non vengono impiegati tecnicismi, immagini o sequenze elaborate che possano distogliere l’attenzione dal messaggio che vuole comunicare in modo chiaro: Apple restituisce la possibilità di scegliere in quanto persona e non in quanto prodotto.

La reazione del mondo della pubblicità online

Si parla già di allarme nel mondo dell’advertising e tra le aziende che basano i propri guadagni principalmente sulla pubblicità. La possibilità di consentire o meno il tracciamento mina in maniera importante la capacità di identificare un pubblico specifico a cui proporre annunci personalizzati.

La previsione di coloro che rifiuteranno la condivisione dei propri dati, infatti, si aggira intorno all’80%, un numero alquanto preoccupante che in base alle prime stime potrebbe condurre ad un calo degli introiti pubblicitari pari al  60%.

Si attendono ripercussioni anche per gli utenti stessi, i quali potrebbero sia perdere più tempo per la ricerca di offerte personalizzate, che trovarsi a pagare servizi di app che fino a quel momento erano gratuiti.

Apple e privacy
Fonte: Laptopmag.com

Le ipotesi di un’eventuale strategia

Nel report dal nome “Un giorno nella vita dei tuoi dati“, che Apple ha pubblicato a proposito della Privacy, viene riportato in prima pagina un celebre discorso di Steve Jobs in cui afferma:

“Penso che le persone siano intelligenti e che alcune vogliano condividere più dati di altre. Quindi chiedi. Chiediglielo ogni volta. Fino a quando non ti diranno di smetterla perché si sono stancate di sentirselo chiedere. Spiega con precisione alle persone cosa farai con i loro dati”.

Sembra quindi che l’impegno di Apple nel campo della Privacy abbia basi solide che risalgono al suo co-fondatore, ma c’è chi avanza l’ipotesi che dietro questo ostentato attivismo per la tutela dei dati personali si nascondano convenienze che vogliono essere taciute: un trattamento “auto-preferenziale” per le proprie app e una crescita del mercato delle inserzioni di Apple di circa 2 miliardi di dollari nel prossimo anno fiscale.

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