Addio alla parola “normale” dai prodotti beauty di Unilever

La parola “normale” potrebbe sembrare innocua se utilizzata senza contesto. Sull’etichetta dei prodotti beauty, però, le sue connotazioni possono diventare offensive. Per anni i prodotti della cura personale hanno fatto sentire anormali le persone con la pelle grassa o i capelli non perfettamente lisci.

La svolta inclusiva di Unilever

L’azienda di cosmetica e cura della persona Unilever ha da poco annunciato la decisione di voler rimuovere la parola “normale” da tutte le confezioni e pubblicità dei propri prodotti beauty, dopo che uno studio ha rilevato come questa parola apparentemente innocua facesse sentire la maggior parte delle persone escluse.

Dove self-esteem project
L’immagine della campagna sulla body positivity promossa da Dove. Fonte: Dove

Unilever, l’azienda con sede a Londra che detiene Dove, Axe, Sunsilk e molti altri brand sulla cura personale, ha inoltre dichiarato la propria intenzione di non voler modificare digitalmente la forma del corpo, le dimensioni e il colore della pelle delle modelle presenti nelle pubblicità, obiettivo facente parte dell’iniziativa Positive Beauty.

Positive Beauty è infatti il nome della nuova strategia, ma anche visione aziendale che il colosso britannico intende seguire, portando avanti una serie di azioni che prevedono l’abbattimento degli standard di bellezza della nostra società fino ad ora ribaditi anche nei prodotti di bellezza e cura del corpo. La nuova visione Unilever comprende inoltre l’aumento della presenza di pubblicità con persone appartenenti a minoranze e la produzione di prodotti più sostenibili per il pianeta.

Perché Unilever rimuoverà il termine “normale”?

L’importante decisione è stata presa dopo lo studio condotto tra gennaio e febbraio 2021 da parte della multinazionale su un campione totale di 10.000 persone in 9 Paesi diversi, tra cui Brasile, Cina, Arabia Saudita, Nigeria e Stati Uniti.

Gli interessanti dati emersi hanno spinto l’azienda a prendere questa decisione. L’indagine ha infatti rivelato che il 56% dei partecipanti crede che l’industria della bellezza e della cura personale possa far sentire le persone escluse ed emarginate, e che ben 7 partecipanti su 10 sono d’accordo sul fatto che la presenza del termine “normale” sui prodotti e nelle pubblicità abbia un impatto negativo sulle persone.

La percentuale si fa ancora più alta nelle target di età compreso tra i 18 e 35 anni, dove 8 persone su 10 concordano sugli effetti negativi della parola, mentre il 74% ha espresso il desiderio che l’industria della bellezza li faccia sentire meglio, non solamente apparire più belli.

Cosa significa normale
Fonte: Essence

“È chiaro che le persone stiano diventando sempre più consapevoli che la normalità imposta possa modellare in maniera dannosa il modo in cui ci sentiamo e che richiedano una definizione di bellezza più ampia. Sappiamo che rimuovere il termine “normale” dai nostri prodotti e dai packaging non risolverà il problema, ma è un passo in avanti.” Sunny Jain, Presidente di Unilever per i  prodotti di bellezza.

Unilever aveva più di 200 prodotti in portafoglio che includevano la parola “normale” sull’etichetta. L’azienda ha già iniziato il processo di rimozione, con lo scopo di terminare entro marzo 2022.

L’agenda di Unilever 2021

Unilever per l'inclusione
Unilever si schiera a favore dell’inclusione con l’obiettivo di abbattere gli stereotipi di bellezza. Fonte: Glamour.com

Durante la giornata internazionale dedicata alle donne, Unilever ha pubblicato sui suoi canali social un video di forte impatto che racchiude tutti gli obiettivi che l’azienda si è fissata di raggiungere nell’arco dell’anno:

  • Contribuire a porre fine alla discriminazione nella beauty community, combattendo gli ideali di bellezza e costruendo un portafoglio di prodotti più inclusivi;
  • Promuovere l’uguaglianza di genere, utilizzando pubblicità senza stereotipi e facendosi sostenitore per qualsiasi comunità;
  • Migliorare la salute e il benessere attraverso iniziative educative riguardante i temi dell’igiene, salute fisica e salute mentale;
  • Contribuire a proteggere e rigenerare 1.5 milioni di ettari di terreno, foreste e oceani entro il 2030;
  • Supportare la proibizione dei test sugli animali per ragioni cosmetiche entro il 2023, lavorando insieme a legislatori, organizzazioni per la protezione animale e altre aziende che condividono la stessa visione.

La decisione di Unilever di rimuovere la parola “normale” è solamente un piccolo passo rispetto al lavoro che c’è ancora da fare nell’industria beauty, ma rappresenta uno step fondamentale per creare una visione più inclusiva della bellezza, eliminando i pregiudizi presenti nella società che spesso sono rinforzati dai brand stessi.

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